Ultimo aggiornamento: 7 aprile 2018 alle 14:00

Facci brutale, Di Maio e grillini da eliminare: “Perché vanno fatti fuori senza complimenti”

Filippo Facci brutale contro Di Maio e grillini: M5s morbo incurabile, vanno eliminati senza troppi complimenti

Sentirsi “antropologicamente” superiori ai grillini e al grillismo e figuriamoci ai Di Maio (non ce ne voglia, anzi sì) è più che mai legittimo, soprattutto ora, ergo: tanti pentastellati devono mettersi l’ anima in pace, perché non c’ è miliardata di voti, o incarico possibile, che possa far cambiare idea a chi pensa che parlare con loro resti una perdita di tempo. Continuare ad esaltare lo strumento democratico in ogni sua declinazione possibile (milioni di voti compresi) non può impedire di continuare a pensare che tizio o caio resti un perfetto cretino, e milioni di lemuri lo siano di conseguenza. Questa cosa è bene chiarirla subito, anche perché i grillini di lotta e di governo (quale?) si porteranno dietro la loro ansia di riconoscimento per chissà quanto tempo, essendo dei complessati che ostentano il classico complesso di superiorità che ne cela uno di inferiorità: perché è comunque un complesso di differenza. È proprio da noi “normali” e noi “morti” che cercano la vera legittimazione, non dai loro esercizi di auto-convinzione ripetuti allo specchio come un mantra. Ripetono al mondo e a se stessi di essere diversi e perciò migliori, migliori e perciò diversi: non ci sarebbe da stupirsi se riproponessero appunto il macerato dilemma morettiano della sinistra anni Ottanta: essere diversi, ma anche uguali, sì, uguali, ma anche diversi.
L’ espressione “antropologicamente” è sempre stata una sciocchezza, i più la pronunciano senza conoscerne il reale significato: ma si è sempre usata per indicare una presunta superiorità morale e intellettuale della sinistra italiana verso la destra catacombale, roba che peraltro in certe fasi non è parsa del tutto ingiustificata. Ora è cambiato e ricambiato e stra-cambiato tutto (soprattutto le categorie sociali attribuibili a determinati partiti) e quindi lo snobismo categorico che fu della sinistra è divenuto un patrimonio liberamente disponibile: per dirla ancora più facile, con Jep Gambardella ne La Grande Bellezza, «dopo una certa età non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare».
Una è mettersi a discutere con un grillino: sempre che si abbia la fortuna di non fare politica. Ma anche doverne scrivere da giornalisti può essere un’ auto-mortificazione depressiva: ammiro la capacità fulminea di Vittorio Feltri nel cogliere al volo il poco che c’ è da analizzare, ma mi piace ancora di più quando sbotta e riconosce che talvolta non c’ è proprio un cazzo da analizzare. Così io, che non ho le sue responsabilità, posso andare anche oltre, e sentirmi superiore non tanto antropologicamente, ma esistenzialmente: voglio rifiutare questa fase della storia italiana e cercare di limitare i danni senza cedevolezze.
Io coi grillini non ci parlo, se possibile. Perché è inutile, improduttivo, danneggia l’ autostima, è umiliante per le proprie esperienze di vita e scolastiche. Non voglio per forza dover “capire” adeguandomi a un’ asticella posizionata sempre più in basso. Ogni tanto incrocio (sono dappertutto) questa nuova ondata di grillini “politici” dall’ aria severa e ottusa, futili e goffi, macchinette spara-cazzate che mescolano a caso tutta una serie di “frasi fatte”, iperboli e ampollosità di bassa demagogia, pescivendole che vice-presiedono emicicli, pagliacci vestiti da pagliacci, e tutti con quell’ aria da personcina superiore che adesso ti spiega lei. Io non ci parlo. E, se mi assillano sui social, li blocco.
Se mi invitano in tv, e ci sono loro, non ci vado. Se devo scriverne, al massimo scrivo quello che state leggendo.
No, non c’ è il rischio che in questo modo mi sfugga la comprensione del mio Paese: perché loro, quelli che si agitano in Parlamento, non sono neanche particolarmente rappresentativi, sono solo emanazioni del capriccio oligarchico che li ha scelti. Le primarie web. Casaleggio. Rousseau. Truppe che svernavano da bamboccioni dando la colpa al sistema.E tanti miei colleghi anche validi, gente che intervistava statisti e che veniva inviata in Medio Oriente, costretta a mendicare dichiarazioni da Rocco Casalino.
No, davvero, grazie: preferisco farmi ibernare. Ciascuno dovrebbe stabilire un livello sotto il quale non vuole scendere, sotto il quale c’ è solo da tirare lo scarico e ripetere a se stessi che bisogna volersi un po’ di bene.
Ricordo i primi leghisti a fine anni Ottanta: snobbavo anche loro, e li snobbavamo tutti. Ma esprimevano qualcosa che perlomeno c’ era, covava, e infatti, piano piano, costrinsero le altre forze politiche a parlare di federalismo oltreché di immigrazione, sicurezza, temi attualissimi al punto da essere divenuti banali.
Ora ditemi un tema su cui il grillismo ha costretto la politica a riscrivere davvero l’ agenda: qualcosa che non sia il reddito di cittadinanza (una sciagura, fattibile solo nella misura in cui esiste già) e che non sia in realtà il mero costringerci tutti, per adeguarci davvero all’ andazzo, a diventare un po’ più stupidi.

di Filippo Facci

Libero

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