Ultimo aggiornamento: 7 aprile 2018 alle 18:15

Trieste, “come porto la cintura esplosiva in aeroporto?”: minore istigava al jihad sul web. “Pronto per attentato a scuola”

Il giovane, italiano di origine algerina, è stato individuato e denunciato dagli uomini della sezione Cyberterrorismo della Polizia Postale di Trieste e delle Digos del capoluogo friulano e di Udine al culmine di un’indagine partita nel dicembre del 2016. Sarà sottoposto a processo di deradicalizzazione con l’aiuto di un imam

Gestiva il canale “Khalifah News Italy” su Telegram. Inneggiava all’attentato al mercatino di Natale di Berlino. Si informava su come far “passare una cintura esplosiva attraverso le porte automatiche”. Secondo gli inquirenti, era pronto a compiere un attentato a scuola. Un minorenne italiano di origine algerina è stato individuato e denunciato dagli uomini della sezione Cyberterrorismo della Polizia Postale di Trieste e delle Digos del capoluogo friulano e di Udine al culmine di un’indagine partita nel dicembre del 2016.

Il giovane è accusato di aver compiuto attività di proselitismo a favore dell’Isis mediante diffusione e traduzione di contenuti propagandistici, aggravata aggravata dal fatto che veniva compiuta attraverso strumenti informatici e telematici, “istigando altri utenti a commettere delitti di terrorismo e contro l’umanità”. Ora nei suoi confronti è stato avviato, per la prima volta in Italia, un percorso di deradicalizzazione. Dopo aver accertato le sue responsabilità, la Polizia e la procura dei Minori di Trieste, hanno infatti dato il via ad un processo di recupero del giovane, che verrà affiancato da un imam perché apprenda una visione più ampia dell’Islam.

Era lui che, secondo le indagini, avrebbe tradotto diversi messaggi di propaganda dello Stato islamico pubblicati sul canale – considerato tra i principali veicoli utilizzati dal califfato per diffondere i propri sermoni – e diretti in particolare ai potenziali lupi solitari presenti in Italia e Europa. Non solo: secondo gli investigatori, il minorenne sarebbe stato pronto a realizzare un dispositivo rudimentale per compiere un’azione nella scuola da lui frequentata. Grazie ai servizi di pedinamento in collaborazione con le Digos territoriali, il ragazzo è stato sottoposto a controllo lo zaino del ragazzo dove sono stati trovati solo diversi documenti manoscritti in lingua araba e una bandiera dell’Isis realizzata manualmente.

Tra i messaggi pubblicati su “Khalifah News Italy” – frequentato da circa 200 utenti e risultato essere tra i principali veicoli della narrativa del Califfato – c’erano istruzioni su come costruire ordigni artigianali e indicazioni per raggiungere lo Stato Islamico e unirsi alle file dei combattenti del Califfato. In un video il ragazzino spiegava quanto fosse facile creare una bomba: “Semplice no, il fratello ci ha messo 15 minuti”, spiegava aggiungendo che “il materiale è roba semplice che compri al supermercato“.

In un altro messaggio, il minorenne chiedeva agli altri utenti: “‘Salve, come faccio a far passare una cintura esplosiva attraverso le porte automatiche?”. La risposta era arrivata in lingua araba: “Si tratta di un materiale plastico inodore per cui è impossibile che venga scoperta sia dai cani addestrati che dagli apparati di controllo degli aeroporti. E´ possibile che superi i controlli dell’aeroporto con la stessa facilità con cui vengono superati da qualsiasi pezzo di plastica. Con la volontà di Allah ne parleremo dettagliatamente nei prossimi giorni dando indicazione su come fabbricarlo”.

Tra i contenuti pubblicati gli uomini della Polizia Postale hanno scovato anche la traduzione in italiano del testo di rivendicazione dell’attentato terroristico commesso il 19 dicembre 2016 a Berlino da Anis Amri. All’interno del canale, l’hashtag #califfatoIT, presente in tutti i contenuti pubblicati, aveva la doppia funzione di indirizzare i contenuti a tutti i sostenitori e simpatizzanti dello Stato Islamico presenti sul territorio nazionale e di indicare a livello internazionale la presenza di una “sezione” italiana attiva. Sul canale venivano pubblicati i link di collegamento ad altre piattaforme per la condivisione, come YoutubeGoogle Photos e Google Drive, dai quali era possibile visualizzare video in lingua araba, con sottotitoli in lingua italiana.

Il ragazzino, nonostante la sua età, si proponeva inoltre come figura di raccordo con organizzazioni terroristiche internazionali, allo scopo di aiutare e assistere i combattenti che intendevano recarsi nei territori di guerra. In un messaggio intercettato dalla Polizia scrive: “Ma volevo dire che ti posso aiutare nella tua impresa: Akhi lo faccio perché è un piacere ed è un dovere. Non avrai solo indicazioni. Ci sono molti fratelli che sono in fila. Comunque tu non abbassare mai la guardia”. Il Fatto Quotidiano

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