Ultimo aggiornamento: 20 maggio 2018 alle 16:00

Inps, soldi a politici e sindacalisti? Erronea interpretazione dell’art. 31

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una lettrice, Giuliana Tonani Rossi indirizzata al presidente dell’Inp Tito Boeri sulla polemica dei contributi figurativi elargiti dall’Inps a politici e sindacalisti.

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Salve direttore,
mi chiamo Giuliana Tofani Rossi, sono pensionata, sono una vedova del CODIPER (Comitato per la Difesa delle Pensioni di Reversibilità). Scrivo in merito al secondo privilegio di politici e sindacalisti. Il Presidente dell’INPS Tito Boeri dovrebbe spiegare a noi lavoratori e pensionati, quindi proprietari dei contributi versati, in base a quale legge vengono pagate le seconde pensioni ai sindacalisti e politici con i contributi figurativi.

Se il Direttore dell’INPS, anziché essere nominato dai politici, fosse eletto da chi gli paga lo stipendio, cioè dai lavoratori scritti all’INPS, forse non verrebbero elargite a sindacalisti e politici pensioni con contributi figurativi, vale a dire “senza contributi”. La buonanima di Mussolini, ha dato la pensione ai lavoratori italiani, trasferendo obbligatoriamente una parte del loro stipendio lordo all’INPS.

Questo Ente è stato creato per garantire ai lavoratori collocati a riposo e alle loro vedove, una vita dignitosa e non per dare la pensione a sindacalisti e politici. Può darsi che mi sbagli, ma, probabilmente, questa seconda pensione dei politici (oltre ai vitalizi), viene corrisposta a causa di una erronea e truffaldina interpretazione dell’art. 31 dello Statuto dei lavoratori (legge 20/05/1970). Si parla moltissimo dell’art.18, ma non del 31, creato per garantire a qualunque cittadino chiamato a funzioni pubbliche elettive, o a ricoprire cariche sindacali, di mettersi in aspettativa e conservare il proprio posto di lavoro.

Se è giusto, come è giusto, che per tutto il periodo del mandato, sia assicurata al lavoratore, oltre alla conservazione del posto di lavoro, anche la copertura previdenziale, i contributi non possono essere figurativi, ma devono essere trasferiti all’INPS dal “datore di lavoro. Nulla di personale contro di Lei Presidente Tito Boeri, che è un bocconiano competente e preparato. In uno stato di diritto, come è l’Italia, però le leggi devono essere rispettate e fatte rispettare.

Quindi, dott. Boeri, qual è la legge che stabilisce che i periodi di aspettativa politica o sindacale siano coperti da contribuzione figurativa? Ricordo al dott. Boeri che l’INPS non solo si fa restituire somme, anche ingenti, dai titolari delle pensioni di reversibilità, se hanno superato i limiti di reddito stabiliti dalla legge DINI del 1995, ma, addirittura, pretende la restituzione di somme che, per errore, l’Ente, sostiene di aver dato in più. Dura lex, sed lex dicevano i nostri padri latini.

Giuliana Tofani, vedova Rossi

Affari Italiani

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