Ultimo aggiornamento: 20 maggio 2018 alle 12:51

Pensioni, arriva la quota 100. L’età effettiva? Non è detto che si abbassi. L’analisi

Cancellare la Fornero favorirebbe quei lavoratori “precoci” che già hanno raggiunto o stanno per raggiungere 41 anni di contributi. Ma per i più giovani…

Tra i punti qualificanti del “contratto di governo” sottoscritto da Lega e M5S, il capitolo previdenziale è incentrato sull’abolizione della riforma Fornero, l’introduzione della possibilità di andare in pensione da parte di lavoratori che con 41 anni di anzianità contributiva raggiungano “quota 100” sommando la propria età anagrafica, la separazione tra assistenza e previdenza e la proroga dell’opzione donna che permette alle lavoratrici con 57 anni (58 se autonome) e 35 anni di contributi di andare subito in pensione. Ultimo ma non meno importante punto, il contratto prevede l’erogazione di una pensione di cittadinanza rappresentata da un’integrazione per quei pensionati che ricevano un assegno inferiore ai 780 euro mensili.

Elsa Fornero ape

Foto LaPresse

Detto che secondo i calcoli di enti indipendenti come l’Osservatorio Cpi guidato da Carlo Cottarelli questa riforma previdenziale costerebbe 8,1 miliardi, per i quali non si è finora precisata alcun tipo di copertura, cosa cambierebbe per i lavorori italiani se la riforma riuscisse comunque ad essere approvata in Parlamento?

Partiamo dai numeri attuali: il bilancio previsionale dell’Inps per il 2018 parla di 227,3 miliardi di entrate previdenziali (i contributi pagati da imprese e lavoratori) e 321,5 miliardi di prestazioni previdenziali (ossia le pensioni erogate). A coprire il buco di oltre 94 miliardi ci pensa lo stato, da cui l’Inps prevede di ricevere quest’anno 108,3 miliardi.

Le due principali prestazioni previdenziali sono ad oggi la pensione di vecchiaia e quella anticipata: quanto alla ripartizione delle uscite, per l’anno in corso l’Inps prevede di erogare a ex lavoratori dipendenti privati 158,8 miliardi di euro, a ex lavoratori dipendenti pubblici 71,7 miliardi, a ex autonomi 33,3 miliardi, a invalidi civili 18,3 miliardi e a parasubordinati e liberi professionisti meno di 1,2 miliardi. In linea generale al momento per ottenere la prima il lavoratore deve avere almeno 66 anni e 7 mesi di età (che dovrebbero salire a 67 anni dal prossimo primo gennaio) e 20 anni di contributi versati, per la seconda occorrono 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, un anno in più per gli uomini, a prescindere dall’età anagrafica (il requisito dovrebbe salire di 5 mesi dal primo gennaio 2019).

Rispetto alla regola generale sopra esposta, è però prevista già ora la possibilità, per i “lavoratori precoci”, ossia coloro che hanno svolto almeno 12 mesi di lavoro prima del diciannovesimo anno di età, di andare in pensione a 41 anni a prescindere dall’età anagrafica, purché però risultino bisognosi di una tutela, ad esempio perché disoccupati, o perché invalidi almeno al 74% o perché assistono un coniuge o parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità.

In più l’Ape sociale consente a chi ha almeno 30 anni di contributi di di ricevere un’indennità dal 63esimo anno sino al raggiungimento della pensione di vecchiaia (con l’Ape volontaria è comunque possibile ricevere un anticipo della pensione futura sotto forma di prestito bancario erogabile a chi abbia compiuto 63 anni e abbia almeno 20 anni di contributi). L’opzione donna è infine prevista, attualmente, per le lavoratrici di 57 anni (58 se autonome) che abbiano raggiunto i 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2015. La riforma Fornero intervenne sulle precedenti riforme Dini e Maroni, prevedendo, tra l’altro, che dal 2019 l’adeguamento dell’età pensionabile venga effettuato ogni due anni al posto degli attuali tre.

Leggi anche: Fornero, ultimo sputo: “Tanto c’è Mattarella…”. Pensioni, il Quirinale punirà gli italiani

Poichè il contratto di governo non dettaglia come intervenire una volta abolita la Fornero è impossibile dire con precisione cosa succederà a ciascun lavoratore non è neppure detto che il risultato finale sia un abbassamento dell’età effettiva di entrata in pensione, che al momento (grazie in particolare alla pensione anticipata) è in Italia pari mediamente a 62 anni e 6 mesi per gli uomini, di 62 anni per le donne, anche perché sono filtrate sul punto divergenze di vedute tra Lega (che sarebbe favorevole a confermare la cadenza biennale dell’adeguamento) e M5S (che vorrebbe addirittura abolire il meccanismo).

Ipotizzando tuttavia che anche alcune norme di dettaglio circolate negli scorsi giorni e poi non inserite nel contrato di governo valgano dal primo gennaio del prossimo anno, un lavoratore che quest’anno compia 65 anni e già almeno 41 anni di contributi anziché dover attendere fino al 2020 (quando avrà compiuto 67 anni) per avere diritto alla pensione di vecchiaia, avrebbe già ora tale diritto se verrà confermato che la “quota 100” richieda comunque un minimo di 64 anni e non meno di 36 anni di contributi. Il previsto aggravio dei costi per l’Inps è legato alla platea di lavoratori che potrebbero trovarsi in questa situazione, stimabile in circa 1 milione nel 2019 e 1,3 milioni nel 2020.

Per le generazioni più giovani invece poco cambierebbe: mentre in passato si iniziava a lavorare anche dai 16 anni, con la sola terza media, mentre i ragazzi oggi tendono a diplomarsi o a laurearsi prima di entrare nel mercato del lavoro e ciò nonostante hanno carriere più discontinue, il ricorso alla pensione anticipata tenderà ad essere sempre meno frequente.

In prospettiva l’età effettiva di pensionamento è dunque destinata comunque a crescere, anzi per alcuni esperti si potrebbe tornare ai 65 anni che fino agli anni Settanta del secolo scorso rappresentava il dato medio italiano, col rischio per alcune categorie di non poter andare in pensione prima dei 70 anni o più. Per scongiurare queste ipotesi più che l’abolizione della Fornero servirebbe una profonda riforma dell’economia italiana e del mercato del lavoro che garantisca ai nostri giovani occupazioni più qualificate, meglio pagate e meno precarie. Ma questa è un’altra storia.

Luca Spoldi

Affari Italiani

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