Ultimo aggiornamento: 20 maggio 2018 alle 13:41

Santoro prega per il ritorno del Cav. Senza di lui non lo vede più nessuno

La fine dell’era Santoro è ormai giunta. Lex tribuno è sulla via di un mesto declino. Può parlare di politica, di storia, di eventi come il caso Moro, ma in tema di ascolti non c’è partita. Il suo pubblico non lo segue più. Seguono altri programmi, altri conduttori. Infatti a girare il coltello nella piaga ci sono gli ascolti  in prima serata dei talk-show politici  dei suoi colleghi che comunque tengono botta in termini di share. Da Floris a Formigli (suo allievo), alla Berlinguer è in netta ripresa. E Santoro invece a ogni passaggio perde pubblico. Un anno fa su Raidue – ricorda Castoro sul Messaggero – fu un flop clamoroso la sua docufiction su Rai2 dedicata alla tragedia di Rigopiano. Gli ascolti sono stati inpietosi: 4,2% con 850 mila spettatori di media.

Ma veniamo ad oggi. “M” su Rai3, dedicato al caso Moro, una docufiction sugli ultimi sviluppi investigativi sul sequestro, ha dimezzato il pubblico: 600 mila di media e il 2,8%. La prima puntata è andata leggermente meglio con il 3% e 700 mila persone davanti al video. “Quindi in una sola settimana hanno cambiato canale 100 mila persone. Nel febbraio scorso il ciclo di M, sempre su Rai3, viaggiava intorno al 4%”. Discesa implacabile.

Il declino di Santoro viene da lontano. Molti commentatori dei flussi televisivi lo datano addirittura alle dimissioni di Berlusconi nel 2011. Del resto Santoro aveva trasformato i suoi programmi in un punto di riferimento fisso per le crociate contro il Cavaliere. Gli antiberlusconiani doc si abbeveravano alle sue trasmissioni. Con l’eclissi di Berlusconi per lungo tempo dalla vita politica Michele Santoro è andato  perdendo lo smalto che lo contraddistingueva, come se gli fosse stata tolta la sua stessa motivazione professionale. Tanto che il suo apice in termini di successo televisivo Santoro lo registrò durante l’ormai celebre faccia a faccia con il “nemico” Berlusconi a “Servizio pubblico” su La 7 nel 2013. Poi il declino. Persino Travaglio, da Santoro reso un personaggio come ospite fisso in tanti programmi, ora “si è rifatto una vita” su La 7, pontificando ovunque. Santoro no. Quella del Cav è una mancanza professionalmente non più rimarginabile per il conduttore, che le prova tutte, senza riuscirci… Non resta altro che pregare per il ritorno del Cav sulla scena politica…

di Adriana De Conto

Secolo d’Italia

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